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LA PENNA DI HU

Un Re divenne cieco e i dottori non sapevano come guarirlo. Alla fine, uno disse che l'unico modo di farle guarire era di riuscire a prendere una penna di HU.
Il Re chiamo' i suoi tre figli e...
"Figli miei, mi volete bene?"
"Certo padre, come la nostra stessa vita."
":Allora dovete andare a procurami la penna di HU poiche' quello sembra l'unico modo per guarirmi. Quello di voi che mi procurera' la penna avra' il mio Regno."
I figli partirono (due grandi e uno piu' piccolo). Passarono in un bosco e venne notte.
Salirono su un'albero e, come uccellini, si addormentarono sull'albero.
Il piu' piccolo si sveglio' per primo, all'alba. Senti' il canto dello hu in mezzo al bosco, scese dall'albero e segui' il canto. Trovo' una fonte di acqua limpida e si chino' per bere..
Alzandosi vide una penna cadere dal cielo.
Alzo' lo sguardo e in cielo vide l'uccello hu che volava via.
Quando i fratelli videro che il piu' piccino aveva preso la penna di hu, si riempirono di invidia, pensando che il Regno sarebbe stato suo, cosi', insieme, uno l'afferro', l'altro lo uccise e, insieme, lo sotterrarono e gli presero la penna di HU.
Tornati dal padre, gli diedero la penna di hu. Il Re se la passo' sugli occhi e la vista gli torno' davvero. Appena gli torno' la vista, disse:"E il mio figlio piu' piccolo?"
"Oh, papa', sapeste! Dormivamo nel bosco, e passo' un'animale. Deve esserselo preso, perche' non l'abbiamo piu' visto.
Intanto, nel punto dove il piu' piccino era stato seppellito, dalla terra venne su una bella canna. Passo' di la' un pecoraio, vide la canna e si disse:"Guarda che bella canna! Voglio tagliarla per farmene uno zufolo".
E cosi' fece. Quando comincio' a soffiare nella canna, la canna cantava:
O pecoraio mio che in man mi tenete,
Sonate piano che il cor m'affliggete.
M'hanno ammazzato per la penna di hu
Traditore il fratello mio fu.


Il pecoraio, sentendo questo canto, si disse:"Ora che ho questo zufolo, posso lasciar perdere le pecore! Vado a girare il mondo e mi guadagno da vivere suonando!". Cosi' lascio' il suo gregge e ando' alla citta' di Napoli> Suonava lo zufolo e il Re s'affaccio' alla finestra e si mise a sentire. Disse:"Oh, che bella musica! Fate salire quel pecoraio!"
Il pecoraio sali' a suonare nelle stanze del Re. Il Re disse:"Fammi suonare un po' a me."
Il pecoraio gli diede lo zufolo, il re si mise a suonare, e lo zufolo faceva:
O padre mio che in man mi tenete,
Sonate piano che il cor m'affliggete.
M'hanno ammazzato per la penna di hu,
Traditore il fratello mio fu.

"Oh," disse il Re alla Regina "senti cosa dice questo zufolo. Tieni, suonalo' un po' tu."
La Regina prese a suonare lo zufolo e lo zufolo diceva:

O madre mia che in man mi tenete.. (e cosi' via).


La Regina rimase stupefatta e prego' il figlio mezzano di suonare anche lui. Il figlio comincio' a stringresi nelle spalle, a dire che erano tutte sciocchezze, ma alla fine dovette ubbidire, e appena soffio' nello zufolo questo canto':
O fratel mio che afferrato mi avete..


e non ando' piu' avanti e , tremando come una foglia, passo' lo zufolo al fratello maggiore, dicendo:"Suona tu! Suona tu!".
Ma il fratello maggiore non voleva suonare, e diceva che erano diventati tutti matti con quello zufolo. "Ti ordino di suonare" grido'il Re.
Allora il maggiore, pallido come un morto, comincio' a suonare:

O fratel mio che ammazzato m'avete
Sonate piano che il cor m'affliggete.
M'avete ucciso per la penna di hu
Il traditore mio fosti tu.

Il padre , a sentire queste parola, cadde in terra dal dolore, e grido':"Oh, figli sciagurati, per prendere la penna di hu avete ammazzato il mio bambino!"
I due fratelli furono giustiziati. Il pecoraio fu nominato capitano della guardie e il Re fini' i suoi giorni chiuso nel palazzo, suonando tristemente lo zufolo.
GIUFA' E LA STATUA DI GESSO
Fiaba umoristica siciliana spedita da Elisa, di Milano, fotografa in pensione.
Grazie Elisa!


C'era una mamma che aveva un figlio sciocco, pigro e monello che si chiamava Giufa'.
La mamma, che era povera, aveva un pezzo di tela e disse a Giufa':"Vai a venderla, pero' se ti capita un chiacchierone non gliela dare, dalla a qualcuno di poche parole."
Giufa' prese la tela e comincio' a strillare per il paese:" Chi compra la tela? Chi compra la tela?"
Lo ferma una donna e gli dice:"Fammela vedere"
Guarda la tela e poi domanda:"Quanto ne vuoi?"
"Tu chiacchieri troppo" dice Giufa' "alla gente chiacchierona mia madre non vuole venderla" e va via.
Trovo' un contadino"Quanto ne vuoi?" "Dieci scudi"
"No: e' troppo!"
"Chiacchierate, chiacchierate: non ve la do!"
Cosi' ogni volta che che lo chiamavano e gli chiedevano qualcosa, gli sembrava che parlassero troppo, cosi' non la volle vendere a nessuno.
Cammina qua' e la' s'infilo' nel cortile.
In mezzo al cortile c'era una statua di gesso e Giufa' le disse:"Vuoi comprare la tela?"
Attese un po', poi ripete' "La vuoi comprare la tela?".
E l'avvolge addosso alla statua. "Fa dieci scudi D'accordo? Allora i soldi vengo a prenderli domani" E se ne ando'.
La madre appena lo vide gli domando' della tela. "L'ho venduta"
"E i soldi?"
"Vado a prenderli domani"
"Ma e' persona fidata?"
E' una donna proprio come volevi tu: figurati che non mi ha neppure detto una parola"
La mattina ando' per i soldi. Trovo' la statua, ma la tela era sparita. Giufa' disse:"Pagamela"
E meno riceveva risposta e piu' si arrabbiava.
"La tela te la sei presa, no? E i soldi non me li vuoi dare? Ti faccio vedere io, allora!"

Prese una zappa e da' una zappata alla statua mandandola in cocci, Dentro la statua c'era una pentola piena di monete d'oro. Se le mise nel sacco e ando' da sua madre

"Mamma, non mi voleva dare i soldi, cosi' mi sono arrabbiato e l'ho presa a zappate e m'ha dato questi."
La mamma che era gia' all'erta, gli disse:"Dammi qua e non raccontarlo a nessuno."
LA LEGGENDA DEI TRE GIORNI DELLA MERLA
Bambini, lo sapevate che i merli, una volta, erano bianchi? Ora vi racconteremo come mai ora sono neri.
Molti anni fa a Milano i merli erano bianchi, arrivavano tutti gli inverni dalle campagne circostanti per trovare riparo vicino alle case degli uomini. Un anno scese un freddo terribile, continuava a nevicare tanto che la neve copriva le briciole che le persone mettevano sul davanzale per i merli; a completare questo quadro di gelo il 29 gennaio scese una bufera di neve come mai prima. Tra tutti i merli c’era una famigliola che aveva emigrato in ritardo, così non riuscì a trovare nè un riparo adeguato nè cibo a sufficienza, così papà merlo decise di partire per cercare cibo e luogo più riparato. Dopo poche ore dalla partenza di papà merlo la bufera peggiorò e mamma merla decise di trasferire i tre piccoli vicino ad un comignolo, lo cercò e lo trovò, nello stesso tempo fortunatamente vicino al comignolo c’era un finestra e cinguettando sempre più forte riuscì a farsi sentire dagli uomini e a farsi dare un po’ di briciole. Passarono tre giorni in mezzo alla bufera e quando il merlo fece ritorno rimase incredulo nel vedere come era ridotta la sua famiglia: erano diventati tutti neri come fuliggine, solo il becco era rimasto arancione. Ma dopo che ebbe provato la comodità del nuovo nido accettò tutto di buon grado. Da allora a Milano non nacque più un merlo bianco e gli ultimi giorni di gennaio, in commemorazione di questi uccelli, sono chiamati " i trii dì de la merla".
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