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PRODOTTI IGP

marchio igp

PRODOTTI IGP
(INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA)

Dal glossario del Ministero delle politiche agricole e forestali

Il termine "IGP" è relativo al nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese e di cui una determinata qualità, la reputazione o un'altra caratteristica possa essere attribuita all'origine geografica e la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengano nell'area geografica determinata.


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ORTOFRUTTICOLI E CEREALI IGP

Si ringrazia il Ministero delle Politiche Agricole e forestali per il materiale fornito, diffuso durante l'iniziativa "L'Italia dei sapori"

Quando guardiamo certi bambini mangiare tutto meno che frutta e verdura, rendiamoci conto che stiamo permettendo loro di non proteggersi da molte minacce alla salute, da carenze vitaminiche che hanno portato ad una vita di stenti o alla morte tanta gente, nel passato, prima che se ne scoprisse la grande irrinunciabilita'.

La ricerca ci dice che i prodotti ortofrutticoli svolgono un'azione protettiva dell’organismo, per gli alti contenuti vitaminici (vitamine A, C e D addirittura prevengono alcuni danni genetici) e altre sostanze importanti che contribuiscono a riparare il Dna danneggiato nei processi cancerosi iniziali, spingendo all’autodistruzione le cellule malate.
Dal punto di vista nutrizionale, gli ortaggi presentano una maggiore variabilità della frutta, che ha caratteristiche comuni omogenee, ma differenze nutritive diverse, anche in base al livello di maturazione raggiunto (il massimo apporto di vitamine corrisponde infatti al grado ideale di maturazione). Tra le verdure devono essere evidenziati i legumi (ricchi di proteine vegetali e poveri di vitamine, ma che possono sostituire la carne) e le patate (alto contenuto di amidi percio' alternative ai cereali e preziose fonti di proteine).
Frutta ed ortaggi possono essere consumati crudi o cotti, e ciò ne modifica l’apporto di proteine e vitamine. Sono, comunque, alimenti necessari al nostro organismo (oltretutto a basso contenuto calorico) e irrinunciabili.

ORTOFRUTTICOLI IGP

Arancia rossa di Sicilia
Asparago bianco di Cimadolmo
Asparago verde di Altedo
Cappero di Pantelleria
Carciofo Romanesco del Lazio
Castagna del Monte Amiata
Castagna di Montella
Ciliegia di Marostica
Clementine di Calabria
Clementine del Golfo di Taranto
Fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese
Fagiolo di Sarconi
Fagiolo di Sorana
Farro della Garfagnana
Fungo di Borgotaro
Limone Costa d'Amalfi
Limone di Sorrento
Marrone del Mugello

Lenticchia di Castelluccio di Norcia
Marrone di Castel del Rio
Nocciola del Piemonte
Nocciola di Giffoni
Peperone di Senise
Pera dell'Emilia Romagna
Pera mantovana
Pesca e nettarina di Romagna
Pomodoro di Pachino
Radicchio rosso di Treviso
Radicchio variegato di Castelfranco
Riso Nano Vialone Veronese
Scalogno di Romagna
Uva da tavola di Canicattì
Uva da tavola di Mazzarrone

Vedi anche quelli DOP

Arancia Rossa di Sicilia

Universalmente apprezzata, la coltivazione degli agrumi in Sicilia è antichissima, impiegata in particolare come ornamento o frutto sacrificale nelle cerimonie religiose. In particolare, questa Indicazione Geografica Protetta è riservata a tre varietà d’arance – Tarocco, Moro e Sanguinello – coltivate nella Sicilia Orientale, nelle province di Catania, Siracusa, Enna, Ragusa. Le Arance Rosse di Sicilia nel corso dei secoli hanno acquisito una forte interazione con l’ambiente di coltivazione, caratterizzato dalla natura vulcanica dell’area di produzione e dal clima particolarissimo di queste vallate. Le notevoli escursioni termiche della zona, infatti, determinano nei pomi, di forma globosa più o meno prominente, un accumulo zuccherino e di pigmenti che conferiscono loro un colore intenso ed un sapore dolce, caratteristico e di accentuata intensità, che le stesse varietà, coltivate altrove, non hanno.ol la sua stagione. (Popolare)

Cappero di Pantelleria

Apprezzato da Greci e Romani, questo bocciolo fiorale (specie botanica: cappero spinosa, varietà inermis, cultivar nocellara). Ha forma globosa, subsferica, a volte oblunga o conica; colore verde tendente al senape; odore: aromatico, forte, caratteristico senza alcuna inflessione di muffa o odori estranei; sapore: aromatico, salato, caratteristico.
Proviene da tutto il territorio vulcanico di Pantelleria (Trapani), estremamente arida, ambiente ideale per tale coltivazione. A Pantelleria il Cappero rappresenta oggi una redditizia coltura specializzata.
La raccolta ha luogo da inizio maggio fino a tutto ottobre. Una volta raccolto, viene salato a secco, con esclusivo utilizzo di sale marino, quindi rimescolato, sgrondato giornalmente e dopo una decina di giorni puo' gia' essere immesso sul mercato.

Castagna del Monte Amiata

La castanicoltura nell’area del Monte Amiata ha da sem-pre avuto diffusione grazie alle condizioni climatiche particolarmente favorevoli. Fin dal XIV secolo negli statuti delle comunità dell’Amiata vi erano specifiche norme per la salvaguar-dia e lo sfruttamento dei castagni, sia riguardo ai frutti sia riguardo alla legna. Ciò era dovu-to al fatto che la castagna è stata per molto tempo quasi l’unica fonte di cibo per le popo-lazioni montane in alcuni periodi dell’anno. Di conseguenza, nella zona si è creata nel tempo una forte tradizione legata alla castagna. La castagna del Monte Amiata è presente in fustaie di castagno da frutto localizzate nella zona del “Castanetum” del Monte Amiata ubicate nella fascia compresa tra i 350 e i 1.000 metri s.l.m. e coltivate esclusivamente in terreni derivati dal disfacimento di rocce vulcaniche e non, tali da conferire al prodotto in questione speciali caratteristiche organolettiche. La raccolta è effettuata a mano o con mezzi meccanici idonei, in modo da salvaguardare il prodotto. Le varietà interessate sono quelle correntemente conosciute come il Marrone, Bastarda Rossa e Cecio. La castagna del monte Amiata ha forma ovale con apice poco pronunciato, colore rossastro con striature più scure e sapore delicato e dolce. La zona di produzione si estende ad alcuni comuni in provincia di Grosseto e di Siena.

Castagna di Montella

Conosciuto fin dai tempi antichi, di questo frutto castagna eran ghiotti Greci e Romani, che lo importarono in Italia e lo celebravano nelle loro poesie. Questa Igp che prende nome da un Comune in provincia d’Avellino, noto per i suoi casta-gneti, è riservata ad una varietà principale, la “Pallumina” (min. 90%), e a poche altre (max. 10%), in particolare la “Verdola”. Di pezzatura media o medio pic-cola e forma prevalentemente rotondeggiante con la faccia inferiore piatta, questo frutto a guscio dalla polpa bianca e croccante, di sapore dolce, può essere commercializzato anche allo stato secco, in guscio, sgu-sciato intero o sfarinato. Coltura tipica delle colline e montagne avelli-nesi, la castagna ha curiosamente acquistato importanza economica solo grazie allo sviluppo della navigazione a vapore, che consentì la massiccia emigrazione delle popolazioni locali in Usa e Canada, ove viene oggi esportata la metà della produzione; l’altra metà è indirizzata ai mercati nazionali ed europei e alla semilavorazio-ne industriale di pasticceria.

Clementine di Calabria

Originaria della Cina e trasferita in India, l’arancia dolce entrò in pompa magna nel bacino medi-terraneo nel ‘500, vari secoli dopo quella amara, introdotta in Sicilia dagli Arabi. In Calabria una delle sue varietà, la “clementina”, s’è diffusa a metà del secolo scorso, ha trovato il suo habitat ideale ed ha raggiunto oggi qualità d’eccellenza note nel mondo e riconosciute da questa Igp. È un frutto senza semi, di colore arancio intenso, polpa aromatica, che si distingue da altri perché chiazzato e succoso, con un migliore equilibrio fra zuccheri e acidi. Prodotta con tecniche tradizionali e rispettose dell'ambiente, atte a mantenere un perfetto equilibrio e sviluppo della pianta, la produzione della Clementina è fortemente dipendente dalle condizioni climatiche (infatti è l’unica a maturare molto pre-cocemente, ai primi di ottobre).

Fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese

Introdotto agli inizi del '500 a apprezzato da subito per le sue caratterisriche organolettiche, il Fagiolo di Lamon e' coltivato nelle Terre della Comunita' Montane Feltrino-Bellunese e Val Belluna.
Ha una buccia finissima e solubile grazie all'alto tenore di potassio tipico dei terreni calcareo-dolomitici in cui cresce, che ne favorisce cottura e digeribilita'.
Ne esistono 4 ecotipi:
  • "Spagnolit", di forma tondeggiante e a botte, striatura rosso brillante su fondo crema; ha dimensioni ridotte e resa modesta, ma e' delicato e tenero, usato prevalentemente per le insalate
  • "Spagnolit bass", piu' piccola della Spangolit, ma saporita
  • "Spagnolo" o Ballotton, raro con il seme a striature rosso vino, forma ovoidale e buccia piuttosto fine.
  • "Calobega", molto diffuso e di buona resa in cucina, usato nelle minestre, con dimensioni medie, forma schiacciata e striature rosso vivo su fondo crema
  • "'Canalino", di buona resa e buon peso, con striature rosso cupo, a volte nero; ha un gusto eccellente, e' resistente alle malattie, pero' con una buccia consistente e baccello un po' coriaceo, che ne rende difficile la sgranatura.

Dal punto di vista chimico il Fagiolo di Lamon contiene molte sostanze proteiche e poca cellulosa.

Fagiolo di Sarconi

Viene coltivato da secoli in alcuni comuni della provincia di Potenza (quota 600 metri), dove c'e'un clima montano-mediterraneo.
Viene seminato il Aprile-Maggio (i tipi "nano" e "rampicante" in giugno-luglio), poi viene concimato e raccolto a mano, senza prodotto chimici.
Le due cultivar che hanno ottentuo la IGP sono il cannellino e il "borlotto".
Viene consumato sia fresco che in granella ed e' apprezzato perche' cuoce rapidamente, cioe' a "a prima acqua".
Il prodotto cosi' ottenuto , cotto, e' a pasta fluida e di buon gusto.

Fungo di Borgotaro

Il Porcino di Borgotaro si trova nelle province di Parma e Massa Carrara, ed e' raccolto e noto sin dal '700.
Pero' e' solo dalla fine del 1800 che ci sono imprese di trasformazione e commercializzazione.
Di questo fungo fresco, molto piu' soffice del solito, dall'aroma intenso e unico, si distinguono:
  • il Boletus aestivalis, il "rosso", prodotto da maggio a settembre con carne bianca privo di sfumature sotto la cuticola del cappello, odore e sapore molto gradevoli
  • il Boletus pinicola Vittadini, il "moro", prodotto a partire da Giugno, con carne bianca, immutabile, bruno-vinosa sotto il cappello, odore poco intenso e sapore dolce e delicato
  • il Boletus aereus Bulliard, il "Magnan", di color bronzo-ramato, prodotto da Luglio a Settembre, con carne soda, bianca, immutabile, odore profumato e sapore fungino intenso, ma purissimo)
  • il Boletus edulis Bulliard il "fungo del freddo", con colore variabile dal bianco al crema al bruno castano e nerastro, prodotto da settembre fino alla prima neve, con carne soda, bianca, sfumata della tinta della cuticola, immutabile, dall'odore delicato e il sapore tenue.

Lenticchia di Castelluccio di Norcia

Originaria dell’Asia Minore, la lenticchia è una delle piante alimentari più antiche note all’umanità, ricordata anche nel primo libro della Bibbia.La Lenticchia di Castelluccio di Norcia, prodotta in provincia di Perugia e Macerata, nel Parco nazionale dei Monti Sibillini, ha colore variegato che va dal verde screziato al marroncino chiaro, con presenza di semi tigrati. È una Igp che raccoglie un insieme di ecotipi locali, che hanno in comune le caratteristiche di ramo, sapore, colore e coltura, tutte derivate sia dall’ambiente di produzione (il terreno franco-argilloso è molto ricco di sostanza organica e fosforo) sia dalle tradizionali tecniche usate dai coltivatori, immutate da secoli (aratura ed erpicatura a inizio primavera; semina dal metà marzo a metà maggio; rullatura dei campi per facilitare la germinazione).

Limone di Sorrento

La coltivazione del limone nella storia è testimoniata da citazioni in opere di alcuni scrittori quali Teofrasto di Bleso di Lesbo (372-287 A.C.), Publio Virgilio Marone (nel 2° libro delle Georgiche) e Plinio Scutore, morto all’epoca dell’eruzione delChi Vesuvio (nella “Naturalis Historia”). La presenza e la produzione del limone nella provincia di Napoli sin dai tempi più antichi è testimoniata dal fatto che tale prodotto era raffigurato in numerosi dipinti e mosaici rinvenuti negli scavi di Pompei ed Ercolano. La coltivazione del limone nella penisola sorrentina in tale periodo storico è facilmente deducibile, distando Sorrento e Pompei soltanto 30 km, con presenza certa sul ter-ritorio di insediamenti romani limitrofi a Pompei ed Ercolano. Successivamente, vi sono state molte altre testimonianze storiche sul proseguimento nel tempo della coltivazione del limone in questa zona come per esempio durante la dominazione Normanna. Inoltre Torquato Tasso (nato a Sorrento), Giovanni Pontano e Giambattista della Porta descrivono in vario modo la presenza di questo agrume. Infine moltissime altre testimonianze (ad esempio, Bonaventura da Sorrento attestava le spedizioni di limoni in tutto il mondo a partire dall’800) dimostrano la prosecuzione della coltura fino ad oggi. Il sistema di coltivazione è quello tipico e tradizionalmente adottato nella zona: le piante vengono allevate sotto impalcature di pali di legno, preferibil-mente di castagno, su cui vengono appoggiate le famose “pagliarelle” per proteggere le chiome degli alberi dal freddo e dal vento e anche per ritardare il più possibile la maturazione dei frutti. La raccolta dei frutti inoltre viene fatta a mano poiché è da evitare il contatto diretto con il terreno. L’Ovale di Sorrento (o Limone di Massalubrense) ha forma ellittica, dimensioni medio-mediogrosse e un peso non inferiore a 85 grammi. Il colore della buccia è giallo citrino ed è di spessore medio. La polpa è di colore giallo paglierino con tessitura media. Il succo infine è di colore giallo paglierino abbondante e con elevata acidità. L’area di produzione si estende a tutta la penisola sorrentina e all’isola di Capri.

Marrone di Castel del Rio

Rinomata sin dai tempi dell’Alto Medioevo e testimoniata da numerosi manoscrit-ti conservati negli archivi locali, la castanicoltura riveste fondamentale importanza nella provincia di Bologna intorno a Castel del Rio; tant’è vero che dall’800 si svol-gono in questo circondario (che in 550 ettari fornisce circa 6.000 quintali l’anno) affollate sagre e fiere in onore del Marrone. Un’importanza evidenziata anche dal fatto che il 70% degli operatori economici locali ricava il suo reddi-to dalla filiera delle castagne. La Igp per questo prodotto di polpa bianca, croccante e di gradevole sapore dolce, con superficie quasi priva di solcature, è ottenuta da albe-ri costituiti dalla specie castanea sativa Milì, rappresenta-ta da tre varietà: “Marrone domestico” (che costituisce i castagneti di nuovo impianto), “Marrone nostrano” e “Marrone di San Michele”.

Marrone del Mugello

Se già i Romani ottenevano castagne nei terreni del Mugello, è in pieno Medioevo che la produzione (con particolare riferimento ai marroni) si amplia e diventa, almeno fino alla metà del ‘900, un’insostituibile fonte alimentare e di reddito per le popolazioni locali, tanto da meritare al castagno l’appellativo familiare di “albero del pane”. Dopo qualche decennio d’abbandono,La noce è amara sol di fuori. (Popolare) dovuto allo spopolamento delle montagne ed all’inurbamento, al cambiamento delle abitudini alimentari ed alla comparsa e diffusione del cancro corticale sulle piante, oggi nuovamente i secolari castagneti di questo tratto della provincia fiorentina, sono protagonisti d’una produzione di qualità riconosciuta sia dalla Igp, sia dalla domanda crescente del mercato. Appartenenti ad una serie di ecotipi locali, tutti riconducibili alla varietà Marrone Fiorentino, e coltivati in un’area verde di 3.322 ettari, ad un’altezza variabile fra i 300 e i 900 metri, i castagneti del Mugello producono annualmente dai 20mila ai 30mila quintali di marrone. Il Marrone del Mugello ha polpa bianca, croccante, gradevole, dal sapore dolce, con superficie quasi priva di solcature ed è commercializzato fresco in guscio, allo stato secco in guscio, sgusciato, sfarinato o dopo altre trasformazioni.

Nocciola del Piemonte

Originaria dell’Asia Minore e coltivata nella nostra penisola già al tempo dei Romani, fu all’inizio del secolo scorso che la produzione piemontese di nocciole aumentò, in seguito alla domanda di pasticcieri e industrie dolciarie locali e oggi rappresenta una voce rilevante dell’economia regionale. La Igp, riservata alle nocciole coltivate su colline e montagne (fra i 250 ed i 700 metri d’altezza) delle province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Vercelli, designa il frutto della varietà “Tonda Gentile delle Langhe”, che ha forma sub-sferoidale, guscio di medio spessore e color nocciola mediamente intenso; seme di forma variabile e colore più scuro del guscio, tessitura compatta e croccante, sapore e aroma finissimo e persistente. È commercializzata in guscio o sgusciata.

Nocciola di Giffoni

È noto che in Campania la nocciola è di casa da sempre, tanto è vero che molte antiche testimonianze romane la indicano come il territorio iniziale in cui si sviluppò la coltivazione di questa pianta e la produzione di questo frutto, detto anche “Avellana”, dal nome d’una nota cittadina campana. A Giffoni poi, paese del salernitano che dà il nome all’Igp, la corilicoltura è attività importante e diffusa già dalla fine del ‘700, grazie all’origine vulcanica e fertile dei terreni, al clima mite, alle pregiate caratteristiche morfologiche ed organolettiche delle nocciole locali (in particolare la “Tonda di Giffoni”), che motivano una forte richiesta da parte delle industrie dolciarie. La “Nocciola di Giffoni” ha dimensioni medie; guscio di colore marrone e striature più scure; seme di forma subsferica di calibro non inferiore a 13 mm.; polpa di colore bianco, consistente e assai aromatica. È immessa sul mercato in guscio o sgusciata.

Peperone di Senise

Portato in Europa da Cristoforo Colombo, il peperone è originario delle calde regioni americane e nel corso dei secoli si è ben adattato alle condizioni climatiche dell’Italia del Sud. Il Peperone di Senise è un ecotipo indigeno diffuso nelle province di Potenza e Matera (ove qualifica la cucina locale e si differenzia sensibilmente da prodotti similari, presentando caratteristiche uniche di pregio e qualità), in un’area da sempre eletta alla produzione degli ortaggi, essendo zona irrigua di antichissima tradizione e con caratteristiche pedoclimatiche particolarmente adatte alle esigenze colturali del peperone. Quello di Senise ha spessore sottile e basso contenuto in acqua del pericarpo, elementi che consentono una rapida essiccazione del prodotto, praticata naturalmente esponendolo direttamente al sole; è venduto fresco (nei tipi “appuntito”, “tronco” e “uncino”; dai colori verde-rosso porpora e sapore dolce) o trasformato (sistemato su collane di frutti essiccati dette “serte”, dal color rosso vinaccia, oppure ridotto in polvere finissima ottenuta dalla macinazione dei frutti essiccati in forno).

Pera dell'Emilia Romagna

Coltivato sin da epoche preistoriche e proveniente dalle regioni caucasiche, i primi dati storici sulla coltura del pero e sulla diffusione dei suoi frutti in questa regione risalgono a dopo l’anno Mille. L’area in questione presenta terreni ricchi di sostanza organica (anche grazie alle numerose tracimazioni del fiume Po) e risulta quindi ideale per tale produzione tradizionale e di alto livello qualitativo. Inoltre la produzione di questa Igp riveste anche un’importanza quantitativa, tant’è che dalle province di Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Bologna e Ravenna si ricava circa la metà del prodotto italiano di settore. Questa Pera è prodotta nelle seguenti varietà: Abate Fetel (sapore dolce), Cascade (sapore dolce), Conference (sapore dolce), Decana del Comizio (sapore dolce aromatico), Kaiser (polpa fine e succosa, fondente, di buon sapore), Max Red Barlett (sapore dolce aromatico), Passa Crassana (sapore dolce),Williams (sapore dolce aromatico).

Pera mantovana

La zona tradizionalmente conosciuta come Oltrepò mantovano è da sempre vocata ad una pericoltura di qualità, poiché questi terreni di pianura sono altamente fertili. Comunque è soltanto dal ‘900 che, migliorate le strutture di mercato, di trasporto e di conservazione, questo tipo di coltivazione è decollata, raggiungendo significativi risultati in termini di quantità e qualità. La Igp designa esclusivamente le seguenti varietà (in parentesi è indicato il loro sapore ed il periodo di commercializzazione), coltivate e raccolte con sistemi tradizionali, per ottenere frutta di qualità: Abate Fetel (dolce; 20 settembre-10 febbraio), Conference (dolce; 15 ottobre-30 maggio), Decana del Comizio (dolce aromatico; 30 settembre-30 marzo), Kaiser (polpa fine e succosa, fondente, di buon sapore; 15 settembre-15 marzo), Max Red Bartlett (dolce aromatico; 20 agosto-10 novembre) e William (dolce aromatico; 10 agosto-10 novembre).

Pesca e nettarina di Romagna

Il pesco è oggi presente in tutte le regioni italiane, ma nell’antichità, promossa dai Romani, fu l’Emilia Romagna ad averne la primogenitura della sua coltivazione; e qui, ove le pesche si producono sin dal ‘300, questa produzione tipica della pianura riveste particolare importanza economica. Anzi, l’area (province di Ferrara, Bologna, Forlì e Ravenna) è talmente vocata al pesco, da offrire circa un quarto della produzione totale italiana di settore e un buon prodotto per l’esportazione. Ottenute con tecniche tradizionali e rispettose dell'ambiente, ecco le varietà impiegate, per la Pesca: (a polpa gialla) Dixired, Elegant Lady, Fayette, Flavorcrest, Glohaven, Maycrest, Mernì Gem Free 1, Red Haven, Spring Lady, Springbell, Springcrest, Suncrest; (a polpa bianca) Duchessa d’Este, Iris Rosso, Maria Bianca, Rossa di San Carlo. Per la Nettarina: (a polpa gialla) Early Sungrand, Fantasia, Flavortop, Independence, Maria Aurelia, Maria Emilia, Maria Laura, May Grand, Nectaross, Sprin Red, Stark Redgold, Venus, Weimberger; (a polpa bianca) Caldesi 2000.

Radicchio Variegato di Castelfranco

Radicchio variegato di Castelfranco - Il Radicchio Variegato di Castelfranco (famiglia: composite; genere: cichorium, specie: intybus) è un ortaggio prodotto nelle province di Treviso, Padova e Venezia, la cui notorietà è collegata ai luoghi dove tradizionalmente è stato coltivato e consumato dalla gente comune. Tipica cultura rurale locale, deve la sua storia ed evoluzione alla secolare tradizione delle aziende e degli orticoltori della zona, alle caratteristiche dei terreni e all’andamento climatico della zona in cui attualmente è coltivato. Subisce poi un meticoloso e naturale processo di trasformazione (imbiancamento, forzatura e preparazione dei cespi), che lo differenzia da altri prodotti similari, e gli dona forma, colore e sapore originali. Di sapore delicato, leggermente dolce, e di consistenza croccante, ha foglie color bianco crema, variegate dal viola chiaro al rosso vinoso, distribuite in modo uniforme su tutta la superficie; le sue foglie centrali non si chiudono a palla ma rimangono in posizione eretta o divaricata, determinando la caratteristica forma a rosa del prodotto tipico.

Radicchio Rosso di Treviso

Tra gli ortaggi italiani il Radicchio Rosso di Treviso (famiglia: composite; genere: cichorium; prodotto nei tipi: precoce e tardivo) gode di fama internazionale per la sua qualità. Prodotto nei territori delle province di Treviso, Padova e Venezia, la sua storia va riportata all’evoluzione di una tipica cultura rurale comune alla zona di produzione, in cui il radicchio rosso è stato da sempre il cibo della povera gente ed un elemento comune della sua tradizione gastronomica. Dalla metà del XVI secolo, per la prima volta, questo ortaggio venne sottoposto ad una tecnica complessa per ottenere un prodotto finale tipico, mediante un complesso processo di trasformazione, assolutamente naturale (imbiancamento, forzatura e preparazione dei cespi), che lo porta a differenziarsi da altri prodotti similari. Le foglie di questa Igp – che ha sapore tipico, delicatamente amarognolo e consistenza croccante – sono serrate, avvolgenti e tendenti a chiudere il cespo nella parte apicale; si sviluppano in lunghezza fino a raggiungere 20 cm., assumendo nel contempo una posizione eretta; la nervatura centrale si presenta estesa e pronunciata rispetto al lembo fogliare. In seguito al processo di forzatura le nervature risultano bianchissime e sostengono un lembo fogliare liscio dal caratteristico colore rosso carminio.

Scalogno di Romagna

Scalogno di Romagna - Questa Igp è riservata al bulbo cipollino di forma allungata e colore variante dal giallo fino al cuoio, fulvo, bruno o grigio (specie: Allium Ascalonicum), coltivato sulle colline delle province di Ravenna, Forlì e Bologna sin dall’inizio del secolo scorso. Importato dalla Francia, dove era apprezzato sin dal XII secolo, lo Scalogno di Romagna ha un sapore dolce e delicato, differente da quello d’oltralpe sia per radici (molto più lunghe) e foglie diverse, sia soprattutto per caratteristiche aromatiche particolari (più simili alla cipolla che all’aglio), che questo prodotto sviluppa in condizioni di conservazione particolari, grazie anche alla flora microbica del terreno e alla permanenza di attività enzimatiche. Il prodotto fresco si presenta in mazzetti di circa 500 gr. legati con rafia al di sopra del colletto; il prodotto secco e' venduto in mazzetti di bulbi (di uguale peso), trecce e bulbi secchi.

Uva da tavola di Canicattì

Nel territorio comprendente le province di Agrigento e di Caltanissetta, la coltura e la cultura della vite vantano una tradizione più che secolare. Una vocazione e tipicità sorretta dal sapiente utilizzo di tecniche specializzate, in presenza di un clima spiccatamente mediterraneo che influisce positivamente sui vitigni. L’introduzione dell’uva da tavola “Italia”, che è alla base di questa Igp, risale invece all’inizio del secolo scorso, quando questa varietà cominciò il suo lento adattamento ai terreni ed al clima del Canicattese. L’uva in questione, di altà qualità, ha grappoli medio-grandi, acini grossi, con polpa carnosa e croccante; è dolce con aroma delicato di moscato e presenta un gusto gradevole e colore dal giallo dorato al giallo pallido; è commercializzata in Italia per circa il 60% e in Europa e fuori per il restante 40%.

PRODOTTI A BASE DI CARNE

Vedi anche quelli DOP

Bresaola della Valtellina
Cotechino Modena
Mortadella Bologna
Prosciutto di Norcia
Speck dell'Alto Adige, Sudtiroler Speck, Sudtiroler Speck
Zampone Modena

CARNE FRESCA (E FRATTAGLIE)

Agnello di Sardegna
Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale

I CEREALI DI QUALITÀ - IGP

Farro della Garfagnana

E' un'antico cereale che veniva usato gia'nel 7000 a.C. dalle popolazioni della Mesopotamia, Siria, Egitto e Palestina). Era consumato dai Romani nelle minestre e abbrustolito come farina mista a sale, che fu soppiantata da orzo, grano e granturco.
Poco diffuso in Italia, e' una pianta rustica e resistente a climi rigidi, adatta a terre povere, ben coltivato in montagna.

Pane casareccio di Genzano

Riso Nano Vialone Veronese

OLI E GRASSI/OLIO D'OLIVA

Vedi anche quelli DOP

Toscano

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