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torre di babele
Babele, mon amour!
C'e' una sete di cultura delle diversita' che dovrebbe includere sempre piu' spesso le differenze linguistiche.
Qual'e' la differenza tra "lingua" e "dialetto"?
La differenza non e' solo legata alla geografia, ma alla complessita' e articolazione della sua grammatica.


LINGUE E DIALETTI DEL PASSATO O IN VIA DI ESTINZIONE
Origini Geografia Esempi Links
LE MINORANZE ETNICHE/LINGUISTICHE IN ITALIA
Minoranze
(in ordine alfabetico)
Dove Numero di individui
Albanese Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia 180.000 circa
Catalana Sardegna (Alghero) 18.000 circa
Croata Molise 2.500 circa
Franco/
Provenzale
Valle d'Aosta, province di Cuneo, Torino, alcune zone della Puglia 90.000 circa
Greca Province di Foggia, Lecce, Reggio Calabria 20.000 circa
Ladina Province di Bolzano, Belluno, Trento (5 valli) 30.000 circa
Occitana Province di Cuneo, Cosenza e Torino 180.000 circa
Slovena Province Gorizia, Trieste e Udine 83.000 circa
Tedesca Province di Bolzano (altoatesini), Trento (mocheni e luserni) ma anche Aosta, Belluno, Novara, Vercelli, Verona, Vicenza 280.000 circa
Zingara In tutta Italia 65.000 circa
LA LINGUA LADINA
La documentazione e le immagini ci sono state gentilmente concessi dal sito WWW.VEJIN.COM,
curato da Mateo Taibon, dove troverete vasta documentazione su: Storia, Geografia, Lingua, Cultura, Ladinia oggi, Esposizione. Visitatelo!


foto di copertina del sito vejin
Copyright Mateo Taibon-ogni riproduzione delle foto è concessa soltanto previo permesso scritto del fotografo.



bandiera ladina
azzurro, bianco, verde:
azzurro come il cielo, bianco per le montagna coperte di neve, verde come i prati

Siti da visitare:
WWW.VEJIN.COM

WWW.ALTABADIA.IT/LADINS

WWW.ISTLADIN.NET

WWW.LADINIA.ORG

ESEMPI


CAVALLO = CIAVAL
CASE = CIASES
GATTO = GIAT
CANI = CIANS
TETTO = TET
ORIGINI DELLA LINGUA LADINA
Il ladino è una lingua neolatina, nata con la romanizzazione delle Alpi, quando la popolazione retica adottò il latino volgare, cioè il latino popolare; sotto l'influenza delle particolarità della propria lingua (sintassi, fonetica, vocabolario) la lingua si sviluppa a lingua ladina (retoromanzo).

La lingua ladina è l'evoluzione diretta del latino parlato dalla popolazione delle Alpi verso la fine dell'impero romano.
I retoromanzi e i Rumeni sono gli unici che nella loro denominazione usano il nome di "Roma", gli abitanti della valle dell'Inn e delle Dolomiti addirittura vengono chiamati "Ladini", cioè Latini.
Un protoladino potrebbe aver preso corpo intorno al 700-800 (come avvenne per altre lingue neolatine).
La lingua è collocata circa a metà fra il francese e l'italiano. Altre lingue apparentate con il ladino sono l'occitano oppure il catalano.

SUDDIVISIONE GEOGRAFICA DEI DIVERSI IDIOMI
immagine degli idiomi



Durante la guerra il fronte passa in mezzo alla Ladinia (Cristallo, Tofanes, Col de Lana, Marmolada). Fodom (Livinallongo) viene diviso in due. Le truppe italiane occupano Anpezo nonché la parte di Fodom che le truppe austriache avevano abbandonato per motivi strategici. In seguito le truppe austriache sparano granate su Fodom (sui loro stessi paesi e sulla propria popolazione dunque) a causa della presenza delle truppe italiane. La Plié (Pieve) viene distrutta completamente. In Fodom vengono abbattute 301 case (fienili non inclusi), ne rimangono soltanto 55. A molti Fodomi non rimane che la fuga - fino in Boemia e negli Abbruzzi, ma anche nelle valli vicine.

Italia, nel 1919:
la Ladinia con il Sudtirolo viene aggregata all'Italia. I Ladini chiedono unitamente di rimanere con l'Austria nonché il riconoscimento come gruppo etnico (non concesso sotto l'Austria), l'autonomia politica e la tutela della lingua ladina:
"Noi Ladini non siamo una minoranza italiana nel Sudtirolo, come i signori a Trento vanno a raccontare al governo italiano e al mondo intero - ma siamo un popolo proprio e libero, il più antico dei popoli del Tirolo". Il fascismo dichiara il ladino dialetto italiano. È un'asserzione in netta contraddizione con le più prestigiose ricerche linguistiche. Fino ad oggi in certi ambienti è rimasta la convinzione che il ladino sia un dialetto alpino italiano e non una lingua propria.
SITI DA VISITARE:
ESPERANTO
Lingua creata nel 1887 da Ludwik Zamenhof con l'intento di creare una seconda lingua internazionale. I principi basilari della forma e della struttura dell'Esperanto sono contenuti nel suo libro "Fundamento de Esperanto". Si puo' dire con certezza che sia stato il linguaggio artificiale che ha riscosso il maggior successo a livello mondiale: esistono 2 milioni di persone che parlano l'Esperanto, senza confini geografici. L'Associazione chiamata "Universala Esperanto-Asoci"o, fondata nel 1908, ha soci in piu' di 80 nazioni e ci sono 50 Associazioni Nazionali che usano l'Esperanto. Ci sono molte pubblicazioni stampate in tale lingua: piu' di 100 periodici, circa 30.000 libri e tanti siti Internet.
CATALANO
Sapevate che e' da circa 700 anni che in Italia si parla Catalano?
Nel 1354, ad Alghero, i Catalani si sostituirono ai genovesi e ai nativi fedeli ai genovesi.
Una volta li' insediatisi vi introdussero la lingua e la propria produzione letteraria e poetica.
Tra le produzioni poetiche originali del mondo catalano rimangono, custoditi nell'Archivio comunale di Alghero, "Les Cobles de la conquista dels francesos" (del 1412), che esaltava la vittoria degli Algheresi sulle truppe del visconte di Narbona e degli alleati sassaresi che avevano tentato di assaltare la fortezza.
Nel 1720 la Sardegna passa ai Savoia e il catalano viene sostituito dall'Italiano, lingua ufficiale.
Non verra' pero' dimenticata e si continuera' a parlarla a livello popolare per la creazione di lavori satirici e religiosi.
DIALETTI DELLA PENISOLA ITALIANA
Con gentile concessione dal sito
dell'A.L.P.
(ASOCIAZIÅN LINGUÉSSTICA PADÈNA
SUCIATÀ LINGUEÎSTICA PADÀNA
ASSOÇIAÇION LENGUÌSTICA PADANN-A
ASSOCIAZION LENGUÌSTEGA PADANA
ASSOCIASSION LENGHÌSTICA PADAN-A
ASUCIAZION LINGVÈSTICA PADÂNA
ASSOCIASSION LENGUÌSTEGA PADANA):
"Secondo la stragrande maggioranza degli studiosi, all'interno del territorio in cui si parlano lingue derivate dal latino, detto "Romània", il confine linguistico più rilevante e netto, precedente quindi ogni altra distinzione tra una lingua e l'altra, è la cosiddetta linea La Spezia-Rimini (che in realtà ha i due capi uno a Massa e l'altro approssimativamente a metà della costa marchigiana), che lo divide in due parti: una, quella occidentale, va dal Portogallo al Norditalia e all'Istria, l'altra, quella orientale, comprende grossomodo l'Italia propriamente peninsulare, la Sicilia, la Corsica, la Romanìa e la Moldavia.
La Sardegna, per le sue particolari caratteristiche, costituisce un'area a parte.
Immagine della Padania

La rilevanza di tale confine implica ovviamente l'impossibilità che le parlate presenti da una parte di questa linea siano incluse in uno stesso sistema linguistico* di altre che si trovano dall'altra parte.


La Romània.

Nel 1969, Heinrich Lausberg, riconosciuto come uno dei più grandi linguisti del XX secolo, nella sua opera "Romanische Sprachwissenschaft", classificando le lingue neolatine secondo uno schema che è rimasto quello più accettato dai linguisti, contava all'interno della Romània orientale due lingue vive, cioè l'italiano centro-meridionale, articolato nelle diverse varietà locali dal toscano al siciliano, ed il romeno, mentre ne individuava otto nella Romània occidentale: il francese, il franco-provenzale, l'occitano, lo spagnolo, il catalano, il portoghese, il retoromanzo e quello che chiamava, in mancanza di un termine più inequivocabile, "italiano settentrionale", lingua costituita dalle varianti locali emiliana, istriota, ligure, lombarda, piemontese, romagnola e veneta, parlate a Monaco e dai confini del Principato a quelli della Repubblica italiana, in Liguria, Piemonte, Ticino, Lombardia, Emilia-Romagna, Lunigiana, nella Romagna Toscana ed in altri comuni della regione amministrativa toscana vicini ai confini regionali settentrionali, a San Marino, nelle Marche settentrionali, in Veneto, Trentino, nei Grigioni meridionali, nel Friuli-Venezia Giulia meridionale e nell'Istria appartenente alle Repubbliche di Slovenia e di Croazia, inoltre ad alcune colonie linguistiche fuori da questo territorio.
Linguisti come Angelo Monteverdi avevano già identificato l'individualità di questa lingua, che manterrà a lungo la denominazione di "alto italiano" (come in A. Monteverdi, Manuale di Avviamento agli Studi di Linguistica, Milano 1952) o "italiano settentrionale", nella consapevolezza comunque che essa non è parte del sistema linguistico dell'italiano standard, che è il toscano.



basilica di santo stefano-bologna


Siti da visitare:
AL SîT BULGNAIS
Il sito è dedicato a tutti i bolognesi, cittadini, rustici e montani, nonché ai linguisti e ai forestieri che vogliano saperne di piú, oltre naturalmente ai bolognesi che hanno dimenticato la lingua degli antenati ma vogliono riapprenderla.


DIALETTO BOLOGNESE

Il Bolognese è un idioma emiliano appartenente al più vasto gruppo dei dialetti gallo-italici, comprendente Piemontese, Lombardo, Ligure, Emiliano-Romagnolo, a loro volta parte col Veneto e l'Istrioto di un continuum più ampio che tradizionalmente è chiamato padano (inteso qui come concetto prettamente linguistico, e non politico).
L'appellativo "gallo-italici", tuttavia, potrebbe dare adito a fraintendimenti: sembrerebbe suggerire, infatti, che il Bolognese, e con esso tutte le lingue della pianura del Po, dipendano strutturalmente dall'Italiano.
Occorre invece tenere ben distinti il piano filologico da quello sociologico: il gruppo degli idiomi padani ha avuto un'evoluzione (filologica) autonoma rispetto al toscano, con la differenza che quest'ultimo è stato scelto (sociologicamente) come lingua nazionale.
Autorevoli studiosi considerano il Bolognese, e con esso gli altri idiomi padani, come appartenente al gruppo "Gallo-Romanzo" (quello, ad es., del provenzale e del francese standard): così fa l'UNESCO (http://www.helsinki.fi/~tasalmin/europe_index.html), collocando l'Emiliano nel Red Book for Endangered Languages all'interno del gruppo Gallo-Romanzo, e "The Ethnologue" (http://www.sil.org/ethnologue/countries/Ital.html#EML) che lo definisce "a structurally separate language from italian" (un linguaggio strutturalmente separato dall'italiano).

Basta leggere qualche testo in bolognese per rendersi conto della sua diversità dall'italiano, e della affinità con gli altri idiomi di area padana e gallo-romanza. Saltano subito agli occhi alcune caratteristiche morfologiche e sintattiche, come ad es. le espansioni del soggetto nella coniugazione (altrimenti detti “clitici”); nelle frasi interrogative, esse si pospongono al verbo fondendosi con esso, realizzando il fenomeno dell'inversione (proprio come in francese, ladino e tante altre lingue europee).


Riportiamo ad es. la coniugazione del verbo essere (èser):
a sån (io sono)
é t î (tu sei)
l é (lui è)
l' é (lei è)
nuèter a sän (noi siamo)
vuèter a sî (voi siete)
låur i én (essi sono)
låur äli én (esse sono)
såggna ? (sono?)
ît ? (sei?)
êl ? (è?)
êla ? (è?)
saggna ? (siamo?)
v ? (siete?)
êni ? (sono?)
ênli ? (sono?)

Altra particolare caratteristica del bolognese è la costruzione delle frasi negative sul modello francese, con due elementi della negazione (di cui uno precedente, l'altro seguente il verbo):

es. non ci vado = a n i vâg brîsa (franc. je n'y vais pas)

Vi sono poi una serie di fenomeni fonetici sconosciuti all'italiano ed un lessico in gran parte autonomo (pur avendo subito, in tempi recenti, influenze dalla lingua concepita erroneamente come "superiore").

Ne riportiamo alcuni esempi (le lettere sottolineate dovrebbero più correttamente essere trascritte sormontate da un puntino, e vengono pronunciate sonore):
piangere = zighèr (in montagna cridê)
ciambella = brazadèla (ladino fassano bracedèl)
scivolare = sblisghèr
secchio = calzàider
anca = galån (ladino fass. galon)
bagnare = inmujèr (franc. mouiller)
al giorno d'oggi = al dé d incû (lad. al dì d anché)
spargere = strumnèr (lad. stermenèr)
destra = man drétta (lad. man drita, franc. droite)
strabico = låssc (pron. låsk: lad. losch)
burro = butîr (< greco boutùron: ingl. e ted. butter)
massaia = arzdåura
Questo non è che un accenno alle grandi sorprese che può riservare il bolognese: speriamo di aver suscitato, nei glottologi o nei bolognesi, interesse per questo idioma seriamente minacciato di estinzione, perché possa tornare ad essere in salute come un tempo.

Chiunque voglia saperne di più, oltre che visitare Al Sît bulgnais, potrà trovare una rigorosa introduzione grammaticale ed un completo lessico in: VITALI D./LEPRI L., Dizionario italiano-bolognese, bolognese-italiano, ed.A. Vallardi, Milano, 2000, 570 pagine, ISBN 88-8211-491-0.

Per ulteriori informazioni, scrivete alla Sozietè dal Sît Bulgnais tramite il Guestbook (Al lîber di visitatûr) del sito: saremo lieti di rispondere! Roberto Serra, Sozietè dal Sît Bulgnais
mauro presini e i suoi burattini
Nino Presini coi sû buratén: al Dutåur Balanzån, Fa§ulén e $ganapén
Da:AL SîT BULGNAIS
Storia dei burattini bolognesi
di Nino Presini

La storia del teatro dei burattini a Bologna è legata alla memoria di due celebri burattinai, Filippo e Angelo Cuccoli.
Filippo Cuccoli (nato a Bologna nel 1806) insoddisfatto del proprio lavoro inizia una nuova professione, quella di burattinaio, dando rappresentazioni in Piazza Maggiore (1831).
Il figlio Angelo continuò la tradizione del padre, e con fine intuito e grande successo diede spettacoli sino al 1903.
La famiglia Cuccoli deliziò Bologna per 72 anni di rappresentazioni, e lasciò alla città il detto "finîr int al panirån ed Cúccoli" (cioè nel dimenticatoio), un cestone di vimini dove, dopo gli spettacoli, venivano riposti alla rinfusa i suoi intramontabili eroi di legno.

I Cuccoli inventarono il personaggio di Fagiolino, o almeno definirono meglio il tipo del "birichén" già presente nella tradizione (spesso si ritiene che Fagiolino sia iniziato già con un precedente burattinaio, Cavallazzi).
Con la morte del Cuccoli comunque non finí il teatro dei burattini, anzi seguirono tanti altri maestri fra i quali è giusto ricordare Augusto Galli (padre di Sganapino), Dina Galli, Gaetano Chinelato, Raffaele Rivani, Ciro Bertoni, Pilade Zini, Gualtiero Mandrioli, Umberto Malaguti, la famiglia Rizzoli, sino ai nostri tempi con l'estinto Febo Vignoli.
Fra i burattini, Fagiolino ha un ruolo importante: con la sua berretta bianca e il neo sulla guancia, rappresenta la figura del facchino bolognese povero ma col senso di giustizia e per questo spesso pronto a menare il bastone.
Sganapino è un personaggio meno intelligente di Fagiolino, al quale dunque fa spesso da spalla: anche lui poverissimo e affamato, per bastonare usa una scopa.
Ci sono poi Brisabella ("brî§a bèla", cioè brutta), la compagna di Fagiolino, Flèma, indolente e addirittura meno acuto di Sganapino, che ricopre ruoli secondari di servitore (fa il postino, il becchino, l'usciere) e i 2 carabinieri Ghíttara e Spadàcc', che poi per esigenze sceniche Cuccoli ridusse a una persona sola.

Tipica maschera bolognese è però il Dottor Balanzone, caricatura dell'accademico pedante che infarcisce il dialetto di motti latini e cerca di aver ragione del popolo usando un linguaggio aulico a questo sconosciuto.
Tipiche sono le cosiddette "balanzonate", tirate logorroiche in cui il Dottore dice con mille parole cose banali (un celebre esecutore del personaggio di Balanzone è Romano Danielli).
Si possono anzi dividere i personaggi dei burattini di Bologna in due categorie:
  • 1) le maschere:
    oltre al petroniano Balanzone, vanno citati almeno il veneziano Pantalone e il bergamasco Brighella.
    Si tratta di personaggi tipici della commedia dell'arte, spesso protagonisti di lavori teatrali in cui sono impersonati da esseri umani;
  • 2) i personaggi postnapoleonici:
    con la proibizione delle maschere voluta da Napoleone, si pone il problema di continuare gli spettacoli con personaggi nuovi. Ecco dunque comparire i burattini del Cuccoli, seguiti come si è detto da altri.
Le Compagnie che oggi a Bologna tengono in vita il teatro dei burattini sono la Antonio Mistri, il Teatro Bolognese di Danielli, il Pavaglione di Marco Iaboli, La Risata di Nino Presini.


DIALETTO FERRARESE

Tra tutti i dialetti italiani quello ferrarese, e' certo uno tra i piu' allegri, musicali e sarcastici, pieno di doppi e terzi significati dati alle parole, colorato e vivo.
Personalmente ricordo che alcune espressioni, se tradotte letteralmente, non avevano mai lo stesso significato della frase detta in dialetto.
Esempi :
  • (Mi scuso se non so come scrivere in dialetto, ma spero che sia chiaro l'effetto)
    la prima espressione che mi viene alla mente è

    "S'ta ga ciep at deg 'n grapìn"

    o ancor piu' semplicemente

    "S'ta ga ciep" (la traduzione letterale era: "Se indovini che cos'e' te ne do' un grappolo..."), veniva usato dagli anziani da me conosciuti per sottolineare l'ovvieta' della conclusione di cio' che veniva fatto o detto.

  • Un proverbio:
    "Tu so' e met la' che la soa la gnirà"
    Raccogli e metti da parte che verra' il momento di usarlo.

  • Un'altra espressione che ricordo e':

    "Che frasòn!", (col significato di:"Che furbo!"), oppure
    "Furb com' el gatt del Frasòn"
    (la traduzione e' "Furbo come il gatto del Frasòn").
    Perche'?
    Secondo i racconti di famiglia Frasòn era un uomo buono e ingenuo che pensava di fare affari attraverso scambi assolutamente svantaggiosi e, cercando di guadagnare, non faceva altro che rimetterci dei soldi.
    Ancora piu' furbo era il suo gatto, perche' cacciava, sul pavimento, le ombre dei salami appesi.
  • "Al Tiziadour": era un uomo arrabbiato col mondo intero, che andava in giro con le scarpe slacciate allo scopo di litigare col malcapitato che gli pestasse i lacci.
    Un po' come l'"attaccabrighe" milanese.
  • "Ghignoso": significava "antipatico" e la "ghignosisia" era l'antipatia, che, quando era proprio troppa, veniva definita "ghignosisia interuclà", cioè "antipatia appicciccata (addosso)"
La rivalita' tra 2 paesi del Ferrarese (Ospital Monacale e Traghetto) era all'origine di quest'altro modo di dire:
  • "Fassèn da l'Usdel": "Faccia di uno che viene da Ospitale Monacale", espressione un po' cattivella usata quando una faccia piaceva poco o aveva un'espressione un po' poco intelligente, per la presenza, in quella zona (anticamente) di un Ospedale per ritardati mentali o per malati di mente, non ne sono certa.


Dopo questi non autorevoli ricordi dialettali, ecco dei siti autorevoli da visitare

WWW.COMUNE.FE.IT/DIALETTO
Visitate il loro sito, veramente ampio e interessante, con informazioni e indicazioni non solo sul dialetto ferrarese, ma sulla cultura dialettale ferrarese in genere.
Vi troverete:
Al treb dal tridel (Cenacolo di autori ferraresi), gruppi teatrali dialettali, numerosissimi links a siti altrettanto interessanti.
Nel sito dei dialetti ferraresi
- nei BANDI DI CONCORSO tre nuovi concorsi!
- nelle NOVITà EDITORIALI le ultime pubblicazioni.




duomo di Milano
Siti da visitare:


logo di El milanes
Il portale della Lingua milanese, uno dei siti dialettali piu' belli, ampi ed eclettici passando dalle ricette tipiche milanesi alla grammatica milanese. Vi troverete poesie, filastrocche e proverbi milanesi oltre a belle foto d'epoca.

A.L.P.
Associazion Lenguìstega Padana
Asociaziån Linguésstica Padèna
(Sito non ufficiale dell'Associazione Linguistica Padana)

Altro sito da non mancare. Le origini dei dialetti della Padania e numerosissimi collegamenti ad altri siti realizzati in lingue minoritarie.

WWW.IBARLAFUSS.IT
Sito della Compagnia teatrale dialettale
"I Barlafuss"; visitateli e, se siete a Milano, andate a divertirvi con loro.

WWW.MELEGNANO.NET
Sito ampio e interessante, da visitare. Tante informazioni sul dialetto Milanese e la differenza con quello di Melegnano.


WWW.ILEGNANESI.IT
"Un, duè, trè, ghè finì i danè?"
Puntuale a riscuotere il successo di sempre, torna da 54 anni la mitica, ineguagliabile Compagnia dialettale Legnanese "I Legnanesi" fondata nel 1949 da Felice Musazzi e Tony Barlocco. Fedeli agli insegnamenti dei fondatori e custodi dell'originalità culturale, autori e attori sono orgogliosi di presentare il nuovo spettacolo che, preannunciano, sarà un successo senza precedenti, che mira a riconfermare i LEGNANESI campioni di presenze e di simpatia.
DIALETTO MILANESE
Da "La storia di Milano" di Franco Fava - Edizioni Libreria Milanese"
Nella zona in cui fu fondata Milano, in circa 20.000 anni si susseguirono vari popoli: Liguri, Umbri, Veneti, Insubri, Etruschi e, da ultimi, i Galli.
(....)
E' probabile che gli Insubri abbiano eretto le prime capanne di Milano, circa 10.000 anni fa.
Non si trattava che di un povero villaggio di cacciatori e agricoltori, che all'arrivo dei bellicosi Etruschi, circa 600 anni prima di Cristo, dovette giocoforza fuggire e cedere il passo.
Il dominio etrusco nella Pianura Padana duro; poco piu' di duecento anni: nel 396 i Galli (piu' esattamente i Celti) superarono le Alpi, sbaragliarono gli Etruschi a Melpum(Melzo?) e si stabilirono al centro della Pianura Lombarda.
Secondo l'autorevole Tito Livio furono proprio i Celti a fondare la citta' di Milano.
Nel 222 a.C. arrivarono i Romani e la conquistarono
LE ORIGINI DEL DIALETTO MILANESE
Non si puo' naturalmente parlare di una data di nascita del dialetto milanese. Le lingue e i dialetti non "nascono" improvvisamente dal nulla, ma sono il frutto di lunghe e complicate trasformazioni, di influssi da altre lingue e dialetti. Cosi' e' anche per il dialetto della citta' di Milano.
Esso e' classificato tra i dialetti della Lombardia occidentale, ai quali e' simile e con cui divide le seguenti caratteristiche: la caduta delle vocali finali diverse dalla "a" (a Milano si dice fil, fum, om , ma anche tosa; i suoni u e oeu (ad es. in fum e foeugh); eliminazione delle consonanti doppie (bela bella); le consonanti "p" e "t" quando sono all'interno di una parola e si trovano tra due vocali diventano in milanese b e v invece di p e t o, addirittura spariscono (ad es. "ruota" in milanese e' "roeuda", capelli si dice cavèi, coda coa ecc..).

Ma qual'e' l'origine del milanese?

Bisogna risalire a tempi molto antichi.
Quando i Romani colonizzarono l'Italia settentrionale, questa era abitata dai Galli e dai Celti. Il latino parlato dai coloni, naturalmente meno colto e complesso del latino scritto e letterario, venne a contatto con le diverse parlate preesistenti sul territorio e non pote' evitare di assumerne alcuni elementi.
A questi influssi precedenti (quelli che gli esperti chiamano il "sostrato" di una lingua o di un dialetto), che nel caso del milanese sono le lingue gallo-celtiche, risalgono i tipici suoni u e oeu, che infatti non esistevano nel latino e sono tuttora sconosciuti nell'italiano.
Dal latino poi si svilupparono gradatamente, nel corso di parecchi secoli, le lingue cosiddette neolatine (italiane, francese, spagnolo, portoghese, rumeno, ladino) e i loro dialetti.
In Lombardia dunque all'antico latino, che gia', come abbiamo visto, conteneva elementi estranei, si aggiunsero altre particolarita' linguistiche portate da popoli stranieri durante le varie invasioni barbariche.
Questi nuovi influssi, insieme con la naturale lenta evoluzione che il latino stava subendo, diedero infine vita a una forma autonoma e nuova che, pur in definitiva derivando dal latino, era un'altra cosa; appunto il dialetto lombardo occidentale in generale , e in particolare il dialetto milanese.
Bisogna pero' aspettare fino al secolo XIII per trovare il primo documento letterario dell'antico dialetto di Milano: si tratta delle opere "volgari" (cioe' non latine) di Bonvesin de la Riva, l'autore del famoso "De Magnalibus Mediolani".
La lingua in cui queste opere sono scritte, anche se e' coperta da un velo latineggiante dovuto alla cultura dell'autore, ci rivela i caratteri dell'arcaico dialetto.

MODI DI DIRE E PROVERBI
Bott de legnamè = botte pesanti
Chi laüra ghà una camisa e chi fà nagott ghe n'à dò = l'ingiustizia governa
Dàgh una petenàda = Dargli le botte, picchiare uno, anche in senso figurato
Dòna che la piang e cavall che süda hinn fals me Giuda = Non fidarsi di una donna che piange
Donca donca trì cunchett fan una cunca = modo di dire rivolto a chi sollecita una spiegazione
El gh'ha el dun de Dio de capì nagott = quando a essere stupidi può convenire
El Perdon l'è a Meregnan = qui non c'è un perdono facile, sottinteso il perdono bisogna guadagnarselo
El primm che s'è casciàa l'è mort = invito a non prendersela
Fa a tömel e damel = tentennare
Fa cume l'Isacch che'l strascia i camìs per giüstà i sacch = per indicare un rimedio peggiore del male
Fà e desfà l'è tt un laurà = un modo di lavorare assurdo
Fagh sü la crus = smettere definitivamentee
Finì cont el cü per tèrra = fallire
I temp de Carlo Codega = l'ottocento, detto di roba molto vecchia
La buca l'è minga straca se la sa nò de vaca = un pranzo deve finire con il formaggio
La malerba l'è quèla che cress püssee = visione pessimista della vita, son più le cose cattive che le buone
L'amur, la fiama e la tuss se fan cugnuss = l'amore, il fuoco e la tosse non si possono nascondere
L'è mej un usell in man che cent che vula = è meglio il certo dell'incerto
L'erba vöj la nass nel giardin del rè = l'uomo può solo desiderare, volere non è concesso
Lü l'è l prim che a laürà l'è mort = detto di uno scansafatiche
Mangia bev e caga e lassa che la vaga = invito a non prendersela
Ne a l'ustaria ne in lecc se diventa vecc = gli ozi e i vizi fanno male
Ona lavada ona sügada e la par nanca duprada = disinvolta espressione di superficialità
Parè 'n gatt che l'ha mangià i lüsert = essere magrissimo
Per pacià el paciotta per bev el bevòtta l'è a laurà ch'el barbotta= detto di uno sfaticato
Pudè segnass cul gumbet = essere veramente protetto dal signore
Quand la mèrda la munta a scragn o la spüssa o la fà dann = guardati dal povero che acquista potere
Restà cumpagn de quel de la mascherpa = restare di stucco
Scarliga merlüss che l'è minga el tò üss = vai altrove che qui non è aria
Se hinn nò frasch hinn föj = invito ad evitare giri di parole
Se l'è minga suppa l'è pan bagnàa = invito ad evitare giri di parole
Sentì a nass l'erba = avere un udito finissimo
Spèta spèta che l'erba la cress = aspetta pure invano
Stà schisc = stare al proprio posto
Strapà l'erba cun la scèna = fare lo sfaticato
Te ghè inscì de cur = ne devi ancora fare di strada (per essere o per diventare ...)
Te pödet pissà in lecc e dì che tè südà = puoi dire qualsiasi cosa
Tirà föra i castegn del fögh cun la scianfa del gatt = cavarsela a spese altrui
Una ciav d'or la derva tüt i port = con il denaro si compra tutto
Va a ciapà i ratt = vai a perder tempo altrove
Va a fas dì in gesa = va a farti benedire
Va föra di pè = fuori dai piedi
Va scuà l mar cun la furchèta = va a perder tempo altrove
Va scuà l mar cun vert l'umbrela = vai a perder tempo altrove
Va da via i ciap = espressione apparentemente scurrile, ma che nell'uso originario aveva il significato di vai a quel paese
Vedè l'erba nass de nott = avere l'occhio lungo
Vèss in del camp di cent pertich = essere impastoiato in qualcosa senza soluzione
Vèss tra 'l gnacch e 'l petàcch = stare così così, essere indisposti, o anche essere indecisi
Vöia de laurà saltum adoss = detto di uno pigro
Dal punto di vista glottologico ed espressivo, non c'è alcuna differenza tra lingua letteraria e dialetto: entrambe hanno una formazione storica dovuta a fattori assai complessi, anche se i dialetti esprimono una tradizione di cultura e letteratura meno complessa ed autorevole. Perciò è errato ritenere che i dialetti siano una degradazione della lingua letteraria. La verità è che tra il concetto di "dialetto" e l'altro di "lingua letteraria" esiste solo un rapporto logico, per cui l'una cosa non può intendersi senza l'altra, tanto che sarebbe assurdo parlare di dialetto senza presupporre una lingua nazionale e viceversa. Sono false polemiche, quindi, quelle sulla maggior o minor espressività della lingua o dei dialetti, quando deve esser chiaro che l'espressività deriva solo dallo spirito dei parlanti. Per letteratura dialettale intendiamo un complesso di opere letterarie composte in una particolare lingua che diciamo appunto dialetto, rispetto alla lingua nazionale. Il dialetto può essere regionale o urbano, cittadinesco o rustico, a testimonianza della estrema varietà in relazione al luogo. D'altra parte appare in essi evidente la tendenza ad una koinè linguistica, ovvero una spinta verso un tipo di cultura e di sensibilità più larga ed aperta, che è tendenza imprescindibile di ogni atto di comunicazione o espressivo, specie se artistico. Alcuni temi sono prevalenti o prediletti nella letteratura dialettale, come per esempio la poesia del ridere nelle sue più varie forme, il carattere ridanciano, comico, burlesco, eroicomico; la produzione dialettale moderna è piuttosto lirica e drammatica, e di una drammaticità non soltanto comica o farsesca, ma anche seria e percorsa da acuti problemi psicologici e morali, e persino tragica. Gli studi intorno alle letterature dialettali in Italia sono gravemente deficienti, non abbiamo indagini critiche apprezzabili, mancano studi sistematicamente e organicamente condotti intorno alle vicende delle singole letterature dialettali. Prima dell'unità, in Italia, esistevano essenzialmente la lingua letteraria, prevalentemente scritta e conosciuta da una ristretta cerchia di borghesi, e una vasta moltitudine di dialetti urbani e rurali. In seguito all'unità, il processo di nazionalizzazione della lingua complica la realtà linguistica italiana; non avverrà infatti, come auspicato dal Manzoni, che una lingua già strutturata si imponga sulle altre. La diffusione della lingua letteraria subisce numerose contaminazioni e influssi dovuti alle aree geografiche dialettali segnando una miriade di varietà linguistiche, registri e livelli d'uso. Tanto che dopo l'unità a lungo i maestri elementari specie delle zone rurali, per scarsa preparazione culturale e per necessità di farsi intendere dagli allievi, continuavano ad usare i dialetti locali. È questo l'italiano popolare, una varietà dell'italiano utilizzata da persone per lo più di basso ceto sociale, scarsamente acculturate, nel momento in cui per varie ragioni abbandonano il dialetto. Rimane così viva e vitale la realtà dei dialetti regionali e locali, condannati allora dalle istituzioni, considerati oggi invece una parte importante della tradizione linguistica nazionale. Il dialetto fece la sua prima comparsa con il neorealismo, in seno all'esigenza di una letteratura realisticamente documentaria e di una letteratura nazional-popolare, secondo la tendenza ad utilizzare un linguaggio semplice, disadorno, antiletterario.



ALTRI SITI DA VISITARE:


http://www.spiritoitaliano.com
Sito di Spirito Italiano, piccola scuola di lingua italiana per stranieri a Firenze. I corsi di italiano e di cultura italiano sono adattati alle esigenze e desideri di ogni studente.
Website of "Spirito Italiano", Italian language school in Florence, Italy.
Italian language and culture courses adapted to each student. Learn Italian at Spirito Italiano, making the studying pleasant and fun.


http://www.giandomenicomazzocato.it
E' ilsito ufficiale dello scrittore Giandomenico Mazzocato, considerato tra i più attenti narratori di eventi del Novecento della terra veneta, al quale piace andare alla scoperta di pagine di storia sconosciute.

http://www.milanmilan.it
Bellissimo sito su Milano, le sue tradizioni, sul milanese, le porte di accesso a Milano, le ricette e tanto altro. E' un sito veramente meneghino!

http://groups.msn.com/ALTORENOTOSCANO/dialettipistoiesi.msnw
Dialetti dell'Alto Reno fra le province di Pistoia e Bologna (si tratta di dialetti di tipo gallo - toscani, in buona parte in estinzione), sito citato anche da "European Minority Languages".

http://www.keycomm.it/elgraspo/
"El Graspo - Cenacolo Poeti Dialettali di Thiene (Vicenza)
Il sito, aggiornato mensilmente, presenta una poesia nel nostro dialetto recitata spesso dall'autore, una rubrica di medicina popolare (anche in esperanto),una rassegna di proverbi e una barzelletta pure in dialetto, infine un test per il riconoscimento di parole "nostrane". Alcune pagine sono lette, altre sono accompagnate da un sottofondo musicale offerto dalla BandaBrian e dal Coro Polifonico Santorso. "El Graspo" vuole tener vive le tradizioni e la cultura locali."

http://www.teatrodialettale.it
"Questo sito gestito da "DIALETTO IN PALCOSCENICO" ti permetterà di aprire una finestra sul teatro amatoriale e semiprofessionistico del nord-ovest Lombardia.
"DIALETTO IN PALCOSCENICO" nasce nel 1990 con lo scopo di promuovere e di riproporre, per quanto possibile, alle nuove generazioni, il dialetto meneghino e le sue varianti."
Organizzazione rassegne teatro dialettale con compagnie amatoriali "di giro"e in lingua...e altre proposte."

http://members.tripod.com/rivocfurlan/
"Il sito e' in lingua ladina del Friuli (FRIULANO) ed e' scritto nell'unica grafia ufficiale del popolo friulano (Legge regionale 15/96). Il Friuli è una piccola nazione senza stato occupata dagli Italiani nel 1866, ma non è né Italia, né Padania ecc... É solo Friuli !"

Se siete esperti di siciliano o, semplicemente, lo sapete scrivere e parlare, ecco il forum per voi: it.groups.yahoo.com/group/Linguasiciliana

Consigliamo di visitare anche il sito di Nunzio Cocivera, autore teatrale di commedie, monologhi, drammi, in siciliano e in italiano, "Una finestra sul teatro baciata dal sole della Sicilia": www.ilteatrodicocivera.org


http://www.eblul.org/dart/pages/en/welcome.htm

http://www.ingranda.it/
Percorsi occitani - "Benvenuti In Granda, il sito delle Valli del Viso!"